CON OCCHI D’ARTISTA

“L’artista è colui che ha una costante percezione alterata della realtà”.

Con questa sua frase di grande acume vogliamo cogliere l’occasione per omaggiare la figura e il lavoro di Andrea Camilleri. Come tutti sappiamo recentemente ha lasciato questo nostro mondo. Come per le grandi personalità, la morte fisica non è che una contingenza: l’opera dell’artista resta a testimoniare con la sua presenza la personalità del suo autore. E la sua definizione di Artista ci costringe a riflettere.

Che significa “avere una percezione alterata della realtà”?

Cosa vede, esattamente, con i suoi occhi un artista? Certo, una definizione simile ci richiama subito alla mente nomi come Dalì o Van Gogh. 

“Percezione alterata della realtà”.

Noi pensiamo che l’artista, attraverso la propria sensibilità e creatività, possa dare chiavi di lettura non banali, diverse, di ciò che gli sta intorno. 

È un po’ come per il grillo di cui canta Bulat Okudzava in una delle sue più belle canzoni: 

“Sei forse nella Corte di immortali/ Che diedero la vita alla poesia? /E gridi e piangi con le tue verdi ali/ Che il mondo guarderà con nostalgia.” (trad. Alessio Lega e Giulia De Florio).

E se l’artista legge il mondo con occhi diversi, più aperti… e se quello che vede non è un mondo di civiltà…  allora l’Uomo – prima ancora che l’Artista – ha il dovere di parlare, attraverso il proprio talento, alla società. Ed è così che di fronte a ingiustizie e soprusi ci sarà sempre un artista la cui opera, attraverso la “costante percezione alterata della realtà”, griderà il proprio sdegno. Bisogna testimoniare e prendere posizione!

E questo varrà per la musica, per l’arte figurativa, per il teatro o per la poesia.

“Il politico non può prescindere dal poetico” scriveva il drammaturgo spagnolo Alfonso Sastre dalle galere franchiste. 

Ed è così. E l’arte fine a sé stessa cosa è se non un orpello estetico?

Coscienza civile e arte portano invece, secondo il nostro pensiero, a una bellissima e necessaria “percezione alterata della realtà”, come anche Andrea Camilleri ha dimostrato con la sua opera.

Roberto Deiana

Foto di Mondschwinge da Pixabay

Giuanneddu e Juliette

Ricordate Giuanneddu, il fenicottero  che cercava fidanzata?

Sapete una cosa? L’ha trovata!

Si chiama Juliette, ed è una fenicottera. È migrata dal suo paese d’origine per via del cattivo AMBIENTE, non poteva più stare dove abitava prima… lo stagno era sporco di petrolio. Per questo motivo ha dovuto abbandonare tutti e andare in una terra straniera…

Ha conosciuto Giuanneddu per caso e insieme vogliono nidificare…

Purtroppo però essendo di una razza diversa non è permesso loro di stare assieme. Riusciranno nel loro intento?

Continuate a seguirci per scoprirlo!

E ora veniamo a noi, costruiamo insieme il nostro bigliettino. Cosa ci vuole?

  • Un cartoncino, cotone possibilmente già colorato, due stuzzicadenti, colla e forbici.
  • Al cotone diamo la forma sferica di varie grandezze, ci serviranno per creare il corpo, il collo ed il becco.
  • Incolliamo tutto nel cartoncino; aggiungiamo gli stuzzicadenti per le zampe, e abbiamo i nostri amati fenicotteri.

Si parla spesso di persone arrivate nella nostra terra per sfuggire dalla guerra, dalla fame ecc. Non vogliamo che si ripeta quanto è accaduto al povero Giuanneddu e alla sua Juliette.

Ricordiamoci che siamo tutti uguali,  che siano bianchi, neri, gialli, verdi arancioni… tutti con gli stessi diritti.

Riuscirà Giuanneddu a nidificare?

Alice kikki

Anche i gatti amano le stelle

Passeggiando in un luogo incantato due gatti si incontrano:

  • Gatto straniero: Scusi ma lei abita qui?
  • Gatto nero: Sì… miao… questo luogo si chiama Pimentel. E io sono il guardiano… che ne pensa? Le piace?
  • Gatto straniero: Sì, molto… miao, miao… Ci sono dei grandi spazi verdi qui… E quelle buche cosa sono? Sa, io sono un gatto di città, non conosco niente.
  • Gatto nero: Sono delle domus de janas, sono luoghi di eterno riposo. 
  • Gatto straniero: davvero? Molto interessante… Si possono visitare? 
  • Gatto nero: Sì! Il 10 agosto l’associazione Ardesia organizza un bellissimo evento proprio qui.
  • Gatto straniero: Veramente? 
  • Gatto nero: Sì. Un’archeologa e una guida turistica illustreranno le domus de janas, e il territorio. Al calar della notte con le pile si arriverà in un luogo dove, come per magia, i suoni daranno vita a una meravigliosa musica…  e infine si mangerà tutti assieme, in allegria… 
  • Gatto straniero: Ma che bello! Ci vediamo stasera allora per guardare le stelle circondati dalla natura e dai suoni.

Alice Kikki

NOTTE DI STELLE

Si avvicina Perseidi, il 10 agosto… le stelle cadenti. E noi parliamo di melodramma.

E che ci azzecca, direte voi. Ci azzecca ci azzecca.

In una notte di giugno dell’anno 1800 un carcerato, guardando le stelle da Castel Sant’angelo a Roma, rievoca i momenti d’amore con la sua donna, in una notte esattamente come quella, notte in cui “lucevan le stelle”.

Questo carcerato, che nell’opera si chiama Mario Cavaradossi, è l’innamorato di Tosca, colei che dà anche il titolo al celebre melodramma di Giacomo Puccini. Sicuramente “E lucevan le stelle” è l’aria più celebre dell’intera opera. Provate a ricordarla o canticchiarla tra voi durante Perseidi, e se volete farlo in compagnia, non dimenticate di partecipare alla bella manifestazione che ogni anno l’associazione Ardesia organizza nella sera del 10 agosto. 

Una piccola curiosità sulla Tosca. La sua storia, già scritta per il teatro dal francese Sardou, ricalca una storia antica, molto diffusa nella musica popolare: la storia della Cecilia. Una donna per salvare la vita del marito in prigione cede alle brame del capitano che, una volta soddisfatti i suoi desideri, fa comunque uccidere il prigioniero.

La ballata della Cecilia si è diffusa dal Nord al Sud dell’Italia. Di grande interesse lo studio effettuato da Diego Carpitella: “Molti titoli operistici dell’Ottocento rimasero impressi nella memoria popolare per la violenza e per la drammaticità a forti tinte dei personaggi e delle situazioni che narravano. Così la Tosca di Puccini, tratta dal dramma di Victorien Sardou, si riferisce a un avvenimento verificatosi a Tolosa nel secolo XVI. Il connestabile di Montmorency ebbe l’infamia di promettere a una povera donna la grazia del marito se avesse accolto i suoi favori. Ciò avvenuto, si concesse la sadica gioia di mostrarle il marito impiccato sulla piazza. La stessa situazione è all’origine della canzone narrativa nota in Italia come “La bella Cecilia”, il cui argomento può così essere sintetizzato: Cecilia accetta suo malgrado di passare una notte col capitano in cambio della salvezza di suo marito, che è in prigione e sta per essere giustiziato, ma ella sacrifica invano l’onore perché il marito le viene ucciso lo stesso. Ella maledice il capitano e rifiuta qualsiasi altra offerta, di lui o di altri, di rimaritarsi. 

… 

L’origine della versione italiana è da ricercarsi, secondo lo scrittore e filologo Alessandro D’Ancona, in un fatto verificatosi in Piemonte nel XVI secolo dove la vittima è una dama piemontese e il carnefice un prevosto che però alla fine viene fatto decapitare dal governatore del luogo, al quale la donna si era rivolta.” (Teche Rai).

Se vi capita, nella notte di San Lorenzo, pensate un attimo anche alla povera Cecilia, magari sotto le stelle cadenti, tra amici, con un bicchiere di vino.

Roberto Deiana

Foto di 【中文ID】愚木混株 【ins-ID】cdd20 da Pixabay

Perseidi – Lo sciame meteorico

Secondo la tradizione, la notte del 10 Agosto, nota anche come la notte di San Lorenzo, è il momento in cui si ritiene siano più visibili le stelle cadenti. Questo è il periodo in cui la Terra, nel percorrere la sua orbita intorno al Sole, si trova ad attraversare lo sciame meteorico noto come Perseidi.

La cometa che ha dato origine a questo sciame è la Swift-Tuttle, che ha un nucleo di circa 10 km. Il suo ultimo passaggio al perielio è avvenuto nel 1992 e il prossimo si realizzerà nel 2126. Le meteore che noi vediamo ora sono particelle rilasciate durante le passate orbite della cometa.

Ma perché San Lorenzo? In epoca romana si riteneva che lo sciame di meteoriti fosse una propizia pioggia di sperma del dio Inuo-Priapo che, con questo gesto, fecondava i campi. La transizione a favore del santo cristiano Lorenzo fu agevolata, come avvenne per molte altre feste pagane, dalla Chiesa Cattolica, in quanto il 10 agosto è il giorno in cui Lorenzo fu martirizzato. 1)tratto da wikipedia

Adrian Fartade è un divulgatore scientifico di 33 anni che in questi video ci spiega, in maniera molto semplice, cosa sono le stelle cadenti, dove, quando e come alzare lo sguardo al cielo per vedere questo fenomeno nel migliore dei modi.

Sabato 10 agosto noi osserveremo questo fenomeno nelle campagne di Pimentel, durante il nostro evento annuale chiamato appunto Perseidi, accompagnando lo sciame di meteore con archeologia, musica, cibo e vino.

Non hai ancora prenotato? Cosa aspetti! Chiama il numero +39 349 184 6791 o scrivici una mail a associazione.ardesia@gmail.com. Per tutte le info seguici sulla nostra pagina facebook.

Aurora Atzeni

Foto di O12 da Pixabay

References   [ + ]

1. tratto da wikipedia

Rovistando le tra le colline della Trexenta: le domus de janas di Pimentel

Colline verdi sino a maggio, rigogliose vigne da giugno in poi con cisto, ginepro e lentisco; e ancora querce, peri e distese di grano cappelli: questo è il paesaggio della Trexenta, ed è qui che rovisteremo oggi! 

Il nostro percorso parte da Cagliari con destinazione agro del paese di Pimentel.

Raggiungere questa sub regione storica del basso Campidano è molto semplice: si percorre la strada statale 131 e arrivati a Monastir si seguono le indicazioni per Senorbì strada statale 128. Giunti in Trexenta, raggiungiamo Pimentel per visitare due interessanti necropoli (Da Pimentel si prende la S.P. n. 34 che porta a Guasila).

Io, in questo territorio, ci sono nato e cresciuto. Il paesaggio è povero di boschi ma ricco di sole, di terra, di grano e di vite. In campagna, nessun angolo sfugge al sole cocente che già dalla seconda domenica di maggio picchia fortissimo. 

Chi come me è cresciuto in questo territorio conosce il paesaggio rurale che fa da contorno ai paesi, ne conosce il nome e ne conosce i limiti giuridici di confine. 

Ricorda ancora, attraverso i toponimi sopravvissuti, dove in passato sorgevano villaggi ormai scomparsi ma radicati nella memoria collettiva locale. 

Sioccu, Sebera, Nuraddei o Villadei1)Nelle fonti è citata anche come Dei, Dej, Dey, Ei., sono solo alcuni dei trecento2)Secondo le fonti, il nome Trexenta deriva proprio dal numero dei piccoli insediamenti della subregione.  villaggi medievali di cui oggi non resta nulla, se non ruderi sparsi e di difficile interpretazione. 

In questo contesto, in un lembo collinare di arenaria conosciuto come “pranu Efis”, a pochi km dal centro abitato di Pimentel, incastonate al confine con il paese di Ortacesus e quello di Guasila, insistono delle testimonianze che raccontano un tempo lontano, un tempo che oggi gli specialisti leggono attraverso la cultura materiale3)Espressione con la quale si indicano tutti gli aspetti visibili e concreti di una cultura, quali i manufatti urbani, gli utensili della vita quotidiana e delle attività produttive. Gli archeologi hanno fatto della c. uno specifico metodo di indagine che ha permesso di ricollocare gli oggetti d’arte e i fenomeni artistici all’interno di un omogeneo tessuto culturale. (da Enciclopedia Treccani) ritrovata nelle sepolture. 

Stiamo parlando di un complesso sepolcrale di domus de janas distinto in due differenti siti: il primo è Corongiu; il secondo, a pochi metri di distanza, S’Acqua Salida.

Necropoli, città dei morti, luoghi dell’eterno riposo, variamente datati al Neolitico finale e che ci hanno permesso di ricostruire una piccola parte della preistoria sarda. 

La necropoli di Corongiu, nonostante le continue violazioni e violenze subite nel tempo dai tombaroli è quella che mantiene una forte connotazione artistica. È formata da un pozzetto d’accesso, un’anticamera e una cella. 

Nella parete dell’anticamera, sopra la porta scavata per accedere alla cella, sono visibili delle interessanti decorazioni a incisione e ocra rossa. 

Spirali, cerchi, zig zag, forme geometriche triangolari, tutti elementi che rimandano a una simbologia diffusa in gran parte del mondo preistorico conosciuto: ad esempio a Malta, nel tempio Tarxien o nelle tombe a corridoio di Newgrange, in Irlanda. 

Il significato preciso e la reale volontà di rappresentazione della cultura che ha dato vita a queste decorazioni è difficile da stabilire. Le ipotesi sono tante e differenti e variano dall’accostamento alla raffigurazione del sole, al ciclo della vita, alla dea della nascita, della vita e della morte. 

Proseguendo lungo la carrareccia per cinque minuti si arriva a S’Acqua Salida. 

L’estensione di questa necropoli è decisamente maggiore rispetto a quella di Corongiu. Il tavolato di arenaria domina il paesaggio occupando la totalità della nostra vista e i fori delle aperture sepolcrali danno l’impressione di camminare sulla luna. Suggestioni di questo tipo si raggiungono al 100% durante una visita al tramonto!

La tipologia delle sepolture è quella a pozzetto, in alcuni casi con più camere, ma sono presenti anche sepolture con accesso tramite un corridoio. L’erosione dell’arenaria e la scarsa attenzione dell’uomo verso questo sito, ci permette di avere una visione completa di come sono realmente organizzate le camere delle sepolture. Al contempo, questa situazione ha favorito la perdita di decorazioni in ocra rossa sulle pareti delle quali è ancora presente qualche flebile traccia.

È complesso avere una visione completamente chiara di come vivessero le culture preistoriche in Sardegna. Le informazioni che abbiamo, però, ci permettono di definire alcuni aspetti che tracciano un profilo di non poco conto, soprattutto dal punto di vista della religione, dell’ingegno architettonico, del gusto artistico e del rispetto della vita anche dopo la morte. Di fatto, senza la presenza di documenti scritti e solo dalla lettura dei reperti, possiamo definire la cultura preistorica che ha realizzato le domus de janas di Pimentel come anche in numerose altre località sarde. Parliamo di una comunità dotata di numerose qualità: in primis quella dell’ingegno per realizzare sepolture scavate nella roccia attraverso strumenti da lavoro in pietra e legno; in secondo luogo per il gusto artistico nella realizzazione di simboli e decorazioni ben definiti e ricercati, anche se evidentemente il loro obiettivo primario non era quello, bensì rimandare a una sacralità e a un senso religioso denotato anche dal rispetto della vita dopo la morte, per cui si curava ogni aspetto attraverso il corredo funebre. 

In questo breve articolo ho voluto dare qualche informazione di cosa sia possibile vedere e di come si possa arrivare al sito. Cogliete l’occasione di scoprire questi due bellissimi complessi sabato 10 agosto durante Perseidi. In occasione della notte delle stelle cadenti faremo una bella passeggiata accompagnati da archeologa e guida turistica e accompagneremo il tutto con musica, buon cibo e vino.

Valerio Deidda

Consigli di lettura: 

  • Arte e religione della Sardegna prenuragica. Idoletti, ceramiche, oggetti d’ornamento di Giovanni Lilliu;
  • Preistoria. L’alba della mente umana di Colin Renfrew.

References   [ + ]

1. Nelle fonti è citata anche come Dei, Dej, Dey, Ei.
2. Secondo le fonti, il nome Trexenta deriva proprio dal numero dei piccoli insediamenti della subregione. 
3. Espressione con la quale si indicano tutti gli aspetti visibili e concreti di una cultura, quali i manufatti urbani, gli utensili della vita quotidiana e delle attività produttive. Gli archeologi hanno fatto della c. uno specifico metodo di indagine che ha permesso di ricollocare gli oggetti d’arte e i fenomeni artistici all’interno di un omogeneo tessuto culturale. (da Enciclopedia Treccani)

Progresso – alcune seconde vite della plastica

L’Italia è il secondo paese dopo la Germania per produzione di plastica in Europa che, a livello mondiale, è seconda solo alla Cina. La raccolta e la “trasformazione” del materiale può creare lavoro, sostenibilità e innovazione. La plastica, ormai additata come nemico principale della sostenibilità, se entra nel sistema di recupero può essere riutilizzata, senza che la sua presenza vada a impattare sull’ambiente, con sistemi di raccolta mirati e con plastica che non deriva più dalla trasformazione del petrolio ma dai rifiuti.
Da anni ormai si innovano e personalizzano le materie plastiche riciclate al 100% per vari settori: da quello automobilistico e ferroviario al mercato della grande distribuzione organizzata, realizzando così soluzioni per trasformare gli scarti plastici in nuovi prodotti, curando l’aspetto tecnologico che va dalla formulazione del materiale alla progettazione del nuovo prodotto in un’ottica di economia circolare.

Di seguito, alcuni gran begli esempi innovativi relativi alle seconde vite della plastica.

Alcuni scienziati della University of Portsmouth hanno pubblicato i risultati di una ricerca sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Hanno creato per sbaglio un nuovo enzima mangia-plastica che degrada una bottiglia in 96 ore (stavano analizzando un enzima mutante, il PETase, scoperto dai giapponesi e in grado di digerire la plastica, ma troppo lentamente). 

L’Ocean Array Cleanup è un tubo lungo 600 metri che crea una specie di insenatura artificiale la quale, sfruttando le correnti, attira i rifiuti di plastica che galleggiano sulla superficie dell’acqua e che vengono poi recuperati dal mare da appositi vascelli. Di seguito il link che mostra il funzionamento.

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) sta studiando una resina di canapa, ottenuta dall’olio, che potrà essere utilizzata in diverse applicazioni come nuove tavole da surf, arredo o in nautica. La canapa dunque si conferma sempre di più come una risorsa ecologica e biocompatibile e si pone come alternativa futura anche per le plastiche tradizionali.

LEGO ha reso nota l’intenzione di utilizzare bioplastiche ecologiche e di origine naturale per fabbricare i suoi mattoncini da costruzione. La priorità dell’azienda è focalizzata verso il rispetto per l’ambiente.

Tre aziende con base nei Paesi Bassi hanno dato il via a un progetto che prevede la realizzazione di un manto stradale creato esclusivamente con plastica riciclata. Il nuovo asfalto in plastica dovrebbe avere una durata molto più elevata rispetto a quello attuale, una stesura più veloce e una manutenzione più semplice.

Una nuova tecnologia tutta italiana per la prima volta testata a Roma sull’Ardeatina.


Un nuovo materiale “supermodificante al grafene” (Gipave) è un ingrediente che permette di migliorare le prestazioni dell’asfalto, rendendolo più resistente, antismog, antighiaccio, e inoltre aumenta la resistenza delle strade al passaggio delle auto e riduce il ‘graffio’ degli pneumatici, andando quindi ad aumentare la vita utile dell’asfalto.

Ecco il video sulle strade create con plastica riciclata

Lo studio di design olandese The New Raw ha portato l’iniziativa Zero Waste Lab a Salonicco per estendere alla città greca il progetto di Print Your City: una installazione di arredi urbani realizzati con la plastica raccolta dalla comunità stessa, adeguatamente trattata e utilizzata come materiale per la stampa in 3D delle sedute.

Cinque panchine e un gioco realizzato dalla plastica proveniente dalla raccolta differenziata di Castiglion Fiorentino.

Borse vegane: niente pelle di animali ma nemmeno niente plastica “nuova” bensì un filato che nasce dalle bottiglie riciclate. Il brand LeBante.

Buste biodegradabili.

Buste biodegradabili usa e getta… che puoi anche bere!

Le case di Diaz (un’ex avvocatessa) sono costruite come normali appartamenti; l’unica differenza è che, al posto dei mattoni, vengono utilizzate bottiglie di plastica e di vetro (i mattoni, infatti, sono troppo cari per la popolazione di Santa Cruz). Le bottiglie vengono prima riempite di terra o sabbia, per renderle più resistenti, e poi sono unite tra loro con del cemento. Diaz ha calcolato che per ogni metro cubo occorrono circa 212 bottiglie. L’ex avvocatessa costruisce case con bottiglie di plastica per le persone che non possono permettersi i mattoni.

È stato siglato un accordo tra Eni e Corepla (Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica) per produrre biocarburanti dalla plastica non riciclabile. È stato così costituito un gruppo di lavoro congiunto che valuterà l’avvio di progetti di ricerca per produrre idrogeno e biocarburanti di alta qualità da rifiuti plastici.

La macchina che trasforma la plastica in carburante.

Quattro innovativi modi con i quali le persone riutilizzano la plastica.

L’utilizzo della plastica è ormai uno dei grandi problemi legati all’inquinamento e al benessere ambientale. Oggi vi abbiamo accompagnato in un viaggio per il blog Ambientiamoci alla scoperta di alcune belle realtà relative alle seconde vite della plastica.

Nicola Mura

Gabriele e la dislessia: il perché si definisce “l’impianto di correzione di se stesso”

Ciao, sono Gabriele Sorba, sono nato nel 1988, quindi ho una trentina d’anni. Fate voi il calcolo matematico preciso perché io non ne sono in grado: sono dislessico e, più precisamente, disgrafico, disortografico e discalculico. Non chiedetemi se quando leggo le lettere si muovano davanti a me, perché non ho mai fatto uso di droghe!

Numeri e lettere non si muovono quindi. Ma sei in grado di descrivere in cosa consista il tuo disturbo?

Visto che siamo in un’epoca tecnologica, potremmo utilizzare una metafora e dire che io dispongo di poca RAM, cioè ho poca memoria d’accesso. Quindi, per esempio, se mi chiedessi di andare a prenderti degli oggetti e, in corso d’opera, me ne aggiungessi uno alla lista, è come se, all’interno, venisse superato il limite massimo di cose che sono in grado di ricordare e allora ti porto le cose a rate o me ne dimentico alcune. Ti sarai accorta che non distinguo la destra dalla sinistra, perché il mio disturbo (la sindrome non verbale secondo Rourke) ha anche una forte componente visuo-spaziale.

Altri esempi possono essere che davanti a un’operazione in colonna, dove è necessario il riporto, io perda quest’ultimo; oppure inizio a scrivere da metà foglio perché non ho un buon orientamento; o, ancora, la mia grafia diventa sempre più disordinata man mano che scrivo.

La sindrome non verbale si caratterizza, in effetti, per un forte divario tra QI verbale (alto) e quello di performance, non verbale, che è invece più basso.

Quando ti è stata diagnosticata la sindrome non verbale e quale è stato il tuo percorso scolastico?

Ho fatto tutte le scuole dell’obbligo senza sapere di avere un DSA. Sono stato un classico dropout scolastico, bocciato praticamente in tutti i gradi della scuola, tranne alle elementari, e comunque sempre e sistematicamente considerato pigro e svogliato, nonostante avessi ottime capacità verbali. Non sono stato ammesso all’esame di maturità e, alla fine, ho lasciato gli studi.

A quel punto mi sono iscritto ad un corso per diventare operatore socio sanitario e lì, per la prima volta, ho scoperto che cosa fosse la dislessia. Giusto qualche tempo dopo, fortuitamente, avevo già 22 anni, nella parrucchieria dei miei ho incontrato una logopedista. Abbiamo parlato e mi ha fissato un appuntamento in neuropsichiatria dove ho avuto una prima diagnosi.

È stata proprio la diagnosi a darmi la forza di tornare al liceo dove avevo studiato e, forte di una serie di misure finalmente riconosciutemi, quali il tempo aggiuntivo, ho preso l’agognato diploma.

Come hai fatto a passare attraverso tutte le difficoltà incontrate a scuola?

Vedi, il mio motto è semplice: peace was never an option (la pace non è mai stata un’opzione). Sono andato in guerra contro tutto e tutti, perché, ben prima della diagnosi, io sapevo di non meritarmi quel trattamento, sapevo di non essere stupido e, talvolta, un po’ spocchiosamente, ero consapevole di essere “migliore” del primo della classe.

Al contempo, mi rendevo conto di non riuscire a gestire tutto quel carico di studio in una volta: il problema era la verifica ogni settimana. Ma non avevo un supporto da parte dell’istituzione scolastica. E allora ho capito che avrei dovuto mollare, per un periodo, almeno sino a quando non fossi stato più forte per farcela.

Devo ammettere che non è stato sempre facile perché non avere il diploma mi pregiudicava tutta una serie di possibilità e percorsi. E nemmeno in famiglia è stato semplice, non capivano come, nonostante fossi intelligente e mi mettessi d’impegno, arrivassi sempre allo stesso identico risultato scadente. Erano arrabbiati, preoccupati per me, ma io non potevo far altro che chiedere loro del tempo per dimostrargli che ce l’avrai fatta. Ne ero convinto.

Dentro di te eri certo del tuo valore e delle tue capacità, anche quando i riscontri venivano a mancare. Avevi ragione, ma come hai fatto a trovare la forza? 

Bè, ho avuto certamente i miei periodi di smarrimento.

Ma benché abbia sempre messo la scuola all’ultimo posto questo non è mai successo con la cultura. La coltivavo altrove: mi è sempre piaciuto leggere, informarmi sulla società, sui diritti, avevo tantissimi interessi, tuttavia non mi importava tornare a casa dai miei e dir loro “ho preso un 8”. Non era quel risultato che reputavo importante.

Poi sono sempre stato interessato alle sottoculture giovanili del punk e dell’heavy metal, e tutto ciò che per me contava davvero erano i dischi, i concerti, i valori di aggregazione legati a quelle correnti; sono anche straight edge che, per farla breve, è uno stile di vita che prevede l’astinenza dalle droghe e dall’alcol (sono tipo Zero Calcare, ma più grasso e non so disegnare).

Menziono tutto questo perché credo che siano state le mie coordinate, ciò che mi ha salvato e tenuto in piedi durante i periodi di difficoltà, quando mi sentivo abbandonato dall’istituzione scolastica, che è stata totalmente assente, e sono stato trattato alla stregua di un utente tenuto solo a rispettare scadenze. La scuola non era a mia misura e io sapevo, però, che non era una mia colpa. Così ho preso a considerarla come il nemico.

Dopo la diagnosi, però, ti sei iscritto allUniversità, in psicologia. E lì com’è andata?

Forse qualcuno potrebbe stupirsi di sapere che ho scelto di iscrivermi all’Università per un motivo che si chiama “amore”. Sono onesto: il fatto è che stavo già da tempo con la mia attuale compagna e volevo starle accanto. Avevo appena finito il corso per OSS ed era anche arrivata la diagnosi, così ho deciso di provare a intraprendere il percorso universitario.

A essere onesto, non pensavo che ce l’avrei fatta. Così, mi sono dato il tempo massimo di un anno e ho promesso a me stesso che, se non avessi superato gli esami, avrei subito cercato un lavoro. 

A parte la spinta relazionale e il supporto della mia compagna, nella scelta universitaria è stato determinante il supporto dell’ufficio disabilità, il SIA.

Si tratta dell’ufficio “servizio inclusione e accoglimento” che fa capo alla referente per la disabilità dell’ateneo di Cagliari, la dott.ssa Petretto, mia relatrice sia alla triennale che alla magistrale, la quale si occupa a 360° di disabilità e DSA, dall’inizio alla fine del percorso degli studenti, dal test d’ingresso sino alla laurea. Poniamo che uno studente non vedente debba fare un compito scritto: il SIA verifica la ricorrenza della patologia e poi chiede che un esame scritto diventi orale. Allo stesso modo si comporta con persone che hanno difficoltà motorie o per chi ha un DSA, accertandosi che le misure supportive vengano messe a disposizione.

Ho pensato che, grazie a quest’ufficio, forse stavolta avrei ricevuto il supporto che non ho avuto a scuola e che, allora, valesse la pena provarci. 

Insomma, ho fatto il test d’ingresso e l’ho superato e, da lì in poi, con mia stessa incredulità, è andato tutto bene! Forse per via della sinergia di tutti i fattori che ho menzionato, personali e scolastici, alla fine mi sono laureato con profitto, concludendo triennale e magistrale, per giungere all’attuale percorso di tirocinio formativo.

Si può dire che lapprendimento, per un dislessico, è tutta una questione di metodo?

Sì, si può dire. Perché il punto è trovare la propria via, il proprio metodo. Prendiamo il mio caso: io ho difficoltà a scrivere ordinatamente su un foglio ma, è evidente, al pc non ho problemi.

È chiaro che tra un esame scritto e un esame orale andrò sempre meglio nel secondo, perché mi so esprimere meglio, magari con l’aiuto di una mappa concettuale che mi serve non per riprendere le informazioni, ma per tenere il discorso dritto senza prendere mille diramazioni.

Esiste uno stigma sociale della dislessia? 

Esiste la banalizzazione, ma io ho l’impressione che si tratti di un racconto che si fa di molte cose, oggi, soprattutto da parte di persone adulte. 

Bisogna precisare che i DSA non sono un’invenzione della modernità ma che c’è stato un cambiamento dei criteri diagnostici e, quindi, all’interno dei nuovi criteri, sono stati ricompresi tutti quei casi che, in passato, venivano semplicemente ignorati.

Poi esiste anche il pregiudizio contrario, mai sentito dire che Leonardo Da Vinci fosse dislessico? Ecco, anche questo è un pregiudizio e, in quanto tale, dannoso.

Trovi che il sistema scolastico sia supportivo?

Non so di preciso che situazione ci sia oggi nelle scuole, ma sono convinto che ci dovrebbero essere degli specialisti che monitorino e supportino i ragazzi con DSA.

Ciò detto, sono anche convinto che esistano un milione di modi diversi attraverso cui una persona dislessica possa avere successo in ambito scolastico; chi ascoltando o chi guardando un video, anziché leggendo il libro, e questa non sarebbe mica una rivoluzione copernicana! Ho l’impressione che non sia tanto il problema della difficoltà di supportare gli studenti, ma le rigidità dei metodi scolastici, poco attenti alle esigenze del singolo. A volte basterebbe un lavoro di gruppo, di cui beneficerebbero tutti, o ancora favorire l’uso delle tecnologie, ma i libri sono visti come unica fonte affidabile del sapere. C’è tanta, troppa resistenza.

Poi, io non nascondo di essere un po’ utopico e anarcoide e partire dall’abolizione dell’attribuzione di un voto a scuola. Trovo che in questo sistema sia insita come la dazione di un valore alla persona, numerico, e a me sembra meramente arrivista. Non solo! Porta i ragazzi più fragili, chi non riesce a scindere la propria persona da quello che fa, a identificarsi con quell’espressione di numeri: niente di più sbagliato! 

Se sia gratificante prendere un buon voto? Non lo nego. Ma non penso che sia necessario per essere, per esempio, dei bravi professionisti.

Perché, per tanti, avere un DSA è un dramma?

In molti, in effetti, non accettano la diagnosi e la vivono con sofferenza, vedendo questa condizione come un minus alla propria persona. Non so dare una risposta univoca, un perché a tutto questo. È un tema complicato. 

Quando mi mettono in una stanza con altri studenti dislessici che si autocommiserano, non nascondo che vorrei dir loro: “sveglia! Se non volete far parte della grande lotta per i nostri diritti, bè, allora beccatevi tutto questo schifo!”. 

Ma capisco che in tanti, sicuramente, siano influenzati dallo stigma sociale, legato al chiedere le misure dispensative e compensative nello studio (cioè gli schemi, un esame orale, mappe concettuali, etc.) perché questo implica uno svelarsi agli altri, e non vogliono farlo.

Non sottovalutiamo questo aspetto, è un gran tema. Viviamo in un’epoca in cui noi tutti diamo un’immagine pubblica tramite i social network e nessuno si sognerebbe mai di postare online le debolezze e i momenti brutti. Io credo che per una generazione come questa sia davvero difficile riconoscersi nella diagnosi, ma è importante tenere a mente una cosa: noi non siamo una categoria, semplicemente noi abbiamo una cosa, una difficoltà circoscritta a determinati ambiti, che certo non possiamo ignorare, ma solo trovare il modo di equilibrare.

Tu come hai fatto ad accettare serenamente il tuo DSA?  

Nella vita, e quindi anche nei DSA, non esistono le ricette perfette, le soluzioni preconfezionate. 

Ti posso dire quanto deve durare un disco heavy metal (45 minuti al massimo) o come dovrebbe essere fatto un buon film horror, ma non so come, generalizzando, si possa affrontare e risolvere la questione. Ti posso raccontare solo quello che è stato il mio approccio personale e la mia visione soggettiva.

Anzitutto partivo dalla ferma consapevolezza che: non ci potevo fare niente. Disponevo di un dato di fatto, le mie difficoltà di apprendimento, e sarebbe stato inutile nasconderle! Di conseguenza, la ricerca si è concentrata nell’individuare un modo non tanto per superarle ma per alleviarle.

Hai mai visto il film Johnny Mnemonic? Il protagonista ha un innesto nel cervello che gli serve a trasportare un software di informazioni illegali; quando passa nei metal detector, quella roba lì gli viene rilevata come “impianto correzione dislessia”. 

Ecco, è una vita che spero che quell’impianto diventi realtà! Ma sino a quando non lo sarà, il mio impianto di correzione dislessia devo essere io, solo io posso trovare il mio stile adattivo a quello che è il mio processo di apprendimento e così ho fatto, diventando, da un certo punto in avanti, laboratorio di me stesso.

Insomma, sei la prova vivente che, nonostante un DSA, si possa fare tutto e brillantemente! 

Non voglio però che sembri un’impresa eroica, le imprese eroiche sono ben altre. 

Io sono semplicemente riuscito in un ambito della vita per me marginale, quello scolastico. Ho studiato perché un domani voglio sì, lavorare in quest’ambito, ma per campare le mie passioni e la mia felicità. 

Quindi non voglio far passare il messaggio che ho fatto tutto, perché ho tanti limiti – come ognuno di noi – e ci sono tante cose che mai riuscirò a fare.

Ho semplicemente percorso il mio cammino non tanto “nonostante il DSA” ma “con il DSA affianco a me”, anche quando non avevo una diagnosi e non sapevo dare un nome al mio problema,  quando speravo che un giorno fosse scritto nero su bianco ciò che già nel profondo sapevo e che, di per se solo, mi ha portato a cercare strenuamente la mia direzione, il mio metodo, ciò che a me si confaceva. Ho sempre saputo che il mio valore fosse altrove e l’ho cercato sino a che non ho trovato una risposta, la mia, alla quale si è affiancata poi anche quella diagnostico-scientifica.

Sara Porru

Foto di Simone Toro

Perseidi 2019

perseidi

Perseidi è il nostro appuntamento annuale con le stelle cadenti.

Durante il periodo di San Lorenzo, tra la sera e la notte del 10 agosto, Ardesia organizza una passeggiata serale in location particolari e suggestive della Sardegna, in cui le stelle cadenti fanno da cornice a un piccolo spettacolo e a una cena finale.

– Le passeggiate serali di Ardesia possono essere escursioni tra le montagne e/o visite guidate in aree archeologiche poco frequentate, alla riscoperta di luoghi particolari valorizzati dalle luci e i colori più belli della Sardegna estiva: quelli del tramonto.

– Gli spettacoli sono organizzati da diversi artisti amici di Ardesia, che compongono musiche o piccole rappresentazioni da eseguire sotto le prime stelle della sera.

– La conclusione dell’evento è la cena, a base di prodotti sardi di qualità, quando possibile a Km0, offerta dai soci di Ardesia.

Chissà cosa ci aspetta quest’anno, per ora annunciamo solo la location: quest’anno siamo a Pimentel!

Seguiteci su facebook o nella nostra pagina dedicata a Perseidi per essere aggiornati sull’evento.

Qui potete ascoltare l’album dei December Hung Himself ispirato dalle edizioni precedenti.


Rovistando tra grandi e piccole città per scoprire grandi storie: San Sperate e Pinuccio Sciola

¡Hola! Soy Isabel Muñoz, una chica de Córdoba (España). He estudiado Turismo en la Universidad de Córdoba y en este momento me encuentro realizando el programa ‘’Erasmus para jóvenes emprendedores’’ en Cagliari, en la empresa ‘’Sardinia To Do’’. Gracias a ellos estoy visitando muchos lugares que de otra forma me sería difícil conocer, estoy aprendiendo y estoy disfrutando con cada experiencia que realizamos. Esta semana hemos visitado el pueblo de San Sperate, un pueblo que pese a su cercanía a Cagliari la gente no conoce muy bien y me ha gustado tanto que he decidido escribir un poco sobre él.

Visitar el pueblo de San Sperate es sin duda alguna un placer para nuestros sentidos. Este pueblo también llamado ‘’pueblo-museo’’ contiene más de quinientos murales pintados tanto por personas anónimas como por artistas famosos. En San Sperate se respira el arte por todos los rincones, todas las calles están adornadas, llenas de colores, de dibujos, de imágenes… Son los propios vecinos los que ofrecen sus casas y pertenencias como lienzos en blanco esperando ser coloreados.

Este proceso comienza en el año 1968 cuando el famoso escultor y muralista Pinuccio Sciola volvió a su localidad natal para inicial una transformación artística de ésta. Pinuccio Sciola viajó por diferentes lugares del mundo, adquiriendo una formación que luego plasmó en el lugar que lo vio crecer consiguiendo así hacer de este pueblo un lugar único.

Además, Pinuccio Sciola construyó durante sus años de vida decenas de esculturas que hoy se pueden ver en su ‘’Jardín Sonoro’’. Este jardín es en pocas palabras una maravilla. Las esculturas están inspiradas en el arte megalítico prehistórico y emiten unos sonidos difíciles de encontrar en lugares de estas características.

San Sperate es el lugar perfecto para los amantes de la cultura. Visitar las diferentes calles en las que podemos ver reflejada su historia, degustar la gastronomía típica de la isla, probar sus frutas y hortalizas, en especial los melocotones, disfrutar de sus colores, de sus fiestas, de sus festivales… San Sperate es un acierto seguro dónde el visitante puede tocar el arte con los dedos de la mano.

Isabel Munõz Arcos

Ciao! Sono Isabel Muñoz, vengo da Córdoba (Spagna). Ho studiato Turismo all’Università di Córdoba e al momento sto portando avanti un programma chiamato Erasmus per giovani imprenditori a Cagliari con l’ impresa di servizi turistici Sardinia To Do. Grazie a loro sto visitando molti luoghi che mi sarebbe difficile conoscere; sto imparando e sto apprezzando ogni esperienza che viviamo. Questa settimana abbiamo visitato il paese di San Sperate, un paese che, nonostante non sia lontano da Cagliari, le persone non conoscono molto bene e che mi è piaciuto tanto da voler scrivere qualcosa per raccontarlo.

Visitare il paese di San Sperate è senza dubbio un piacere per i nostri sensi. Questo paese chiamato anche “paese-museo” raccoglie più di cinquecento murales realizzati sia da persone non conosciute sia da artisti famosi. A San Sperate si respira arte in tutti gli angoli; tutte le strade sono decorate, cariche di colori, di disegni, di immagini… Sono gli stessi vicini che offrono le proprie case e i propri possedimenti come tele bianche in attesa di essere colorate.

Questo processo comincia nel 1968 quando il famoso scultore e muralista Pinuccio Sciola torna nel suo paese natale per cominciare una trasformazione artistica come questa. Pinuccio Sciola aveva viaggiato in giro per il mondo, acquistando una formazione che successivamente ha messo in pratica nel luogo che lo vide crescere facendo si che questo paese divenisse un luogo unico.

Oltre questo, Pinuccio Sciola ha costruito durante la sua vita decine di sculture che oggi possono essere ammirate nel suo Giardino Sonoro. Questo giardino è, in poche parole, una meraviglia. Le sculture sono ispirate all’arte preistorica megalitica e producono un suono difficile da ritrovare in altri luoghi.

San Sperate è un luogo perfetto per gli amanti della cultura. Visitare le varie vie nelle quali possiamo vedere riflessa la storia, degustare la cucina tipica dell’isola, assaggiare frutta e verdura locale, in particolare le pesche, godere dei colori, delle feste, delle sagre… San Sperate è un luogo in cui il visitatore è certo di poter toccare l’arte con mano.

Traduzione a cura di Isabella Atzeni

Cosa visitare: San Sperate (perdetevi nelle vie del paese); il giardino sonoro di Pinuccio Sciola; azienda agricola Orto Pia.