Ricordando Antonia Pozzi

In un momento in cui i venti di guerra internazionale soffiano forti, in cui in Italia una donna di 73 anni è in carcere in quanto “disobbediente”, non avremmo avuto difficoltà a trovare elementi su cui soffermarci a riflettere. Eppure, proprio grazie alla riflessione sull’oggi, alla necessità di urlare al mondo che un’altra realtà è possibile, pensiamo che ancora una volta la Poesia possa darci conforto, possa farsi arma per parlare con altro linguaggio alle nostre coscienze e alle nostre menti.

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VERSI DI SPERANZA

Avvicinandosi a grande velocità il periodo delle feste natalizie abbiamo voluto, per il nostro appuntamento con la poesia, ricordarne una piccola, apparentemente semplice, ma di grande importanza. Perché importante? Perché se letti nel nostro tempo, così disincantato e legato al perpetuo qui e ora, questi pochi versi acquistano il carattere di una vera e propria bomba dentro la nostra vita quotidiana. Per questo motivo vi invitiamo ad assaporare questa poesiola come qualcosa di prezioso.

R.D.

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LA DONNA RICERCATRICE

Era appena una ragazza quando il padre le regalò un registratore. 
Fu con quello strumento che, ancora giovanissima, cominciò a raccogliere i canti della campagna toscana. 
Parliamo di Caterina Bueno, una delle più importanti figure del cosidetto “Folk Revival” degli anni ’60 in Italia. Caterina raccoglieva, dai canti di lavoro a quelli d’osteria passando per i canti anarchici tanto diffusi in Toscana, riproponendo poi lei stessa, in prima persona, quei versi e quelle melodie. Un’importantissima testimonianza sonora di un mondo che andava sempre più scomparendo assorbito e schiacciato dallo sviluppo. Caterina Bueno prese parte agli spettacoli del Nuovo Canzoniere Italiano, registrò per i Dischi del Sole, soprattutto cantò i canti del popolo al popolo! 

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UN POETA CON LA CHITARRA

Quest’oggi vogliamo parlare di Russia. Nello specifico di musica russa.
E lo facciamo partendo da una pubblicazione, addirittura doppia, che l’editore Squilibri ha dedicato alla figura e alle canzoni di Bulat Okudzava.
Musicista non conosciutissimo in Italia, più popolare sicuramente per i suoi romanzi che per le bellissime melodie, Okudzava nacque a Mosca nel 1924 da padre georgiano e madre armena. Il padre morì fucilato nel ’37 come traditore, la madre fu internata per vent’anni nel Gulag. Ancora diciassettenne partì volontario in guerra. Ferito, poté provare sulla propria pelle l’orrore del sangue e della morte violenta.

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LAVORAR CANTANDO

I tempi del lavoro, soprattutto nelle attività fisiche, erano scanditi da un ritmo preciso e costante.
Che fosse coltivare la terra e tirare le reti in mare, ai fini del ritmo, poco importa. Era il lavoro a dettare il tempo. E per mantenere a regime il proprio lavoro spesso, in passato, il canto diventava un elemento d’aiuto. I canti aiutavano a seguire l’andamento fisico.

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