COME UNA CORDA PAZZA

“Fu del mondo, ad ogni tratto, lo spavento e la paura; fu per lui la gran ventura morir savio e viver matto.” (Cervantes – Don Chisciotte della Mancia)

Follia e libertà. Libertà è avere un orizzonte da guardare.  Tensione dell’altrove.

Utopia. La meta di un viaggio che, ancora e ancora, fugge allo sguardo.

La scelta di Don Chisciotte di seguire il proprio ideale, la propria visionaria idea di mondo, ha reso il personaggio di Cevantes – agli occhi della posata e consolatoria società borghese occidentale – un folle.

Ma è tale solo se lo si accosta alle regole, alle convenzioni, del mondo che lo circonda.

È lo sguardo di chi è profondamente inserito nello schema dominante a decidere chi è “fuori”. Follia e libertà abbiamo scritto poco sopra. O forse non sarebbe stato più corretto scrivere Follia è libertà?! La libertà di seguire solo la strada del proprio credo.

E non serve scomodare Pirandello che, nel “Berretto a sonagli”, fa descrivere al protagonista (Ciampa) la teoria delle tre corde: civile, seria, pazza. A seconda del contesto, della situazione, della gravità della situazione, l’uomo ha a disposizione queste tre corde. E la corda pazza è quella liberatoria, spesso estrema soluzione all’ipocrisia borghese.

In un presente in cui lo sguardo si apre ad un orizzonte chiuso, in cui i muri non permettono più di udire l’antico ritornello “Nostra patria è il mondo intero…” è ai nuovi Don Chisciotte del nostro tempo che dobbiamo guardare con attenzione.

E se ci fermassimo ad osservare bene i luoghi che abitiamo ci stupirebbe scoprirli tra le periferie delle città, nascosti ai turisti di passaggio, avvolti in stracci e con un cartone per giaciglio. E se li avvicinassimo forse li troveremo fieri di poter cantare, senza paura di smentita, “Nostra patria è il mondo intero, nostra legge la libertà… ed un pensiero ribelle in cuor ci stà”.

Roberto Deiana