Rovistando tra grandi e piccole città per scoprire grandi storie: Costantino Nivola.

Se siete di Cagliari o zona, vi sarà certamente capitato almeno una volta di passare di fronte o dietro il palazzo della Regione di via Roma e certamente avrete anche solo lanciato uno sguardo verso quegli enormi blocchi di pietra sparsi qua e là. Quei blocchi diventano panchine, centro di sit-in e scioperi, luoghi di chiacchiere tra amici. Ma vi siete mai soffermati a osservarli? Ognuna di quelle panchine non è altro che una scultura di Costantino Nivola. Rappresentano donne, future madri, uomini. Provate a guardarle. Ricordo la prima volta che mi sono trovata a chiedermi che cosa rappresentasse la scultura centrale, dietro il palazzo. Con quelle belle curve morbide e orizzontali ho immaginato il mare, una razza che sfila tra le gocce d’acqua silenziosa e possente. Ovviamente non potevo essere più lontana di così dall’idea dell’artista. Però ricordo quanto sia stata importante questa presa di coscienza. Da quel momento ho osservato, ho cercato di capire. Ho cominciato a esplorare la mia città con la mente e con lo spirito della scoperta. Con questo spirito quando passeggerete dietro il palazzo, potrete scoprire delle opere ancora più nascoste: graffiti rappresentanti scene pastorali si perdono sotto la luce del sole.

Molti anni dopo, sono andata a visitare quel meraviglioso museo di Orani dedicato a Nivola. Ho conosciuto un artista, un bambino nato tra povertà e stenti e un futuro da manovale, che trova nella sua abilità artistica l’arma per combattere quel destino e per scrivere la sua storia. E questa storia lo porterà dapprima in Italia e poi negli Stati Uniti, entrando a far parte della cerchia degli artisti che hanno influenzato la società a partire dagli anni ‘50. 

Costantino Nivola nacque a Orani il 5 luglio del 1911, sesto di dieci figli di un muratore. Si formò come artista con il pittore Mario Delitala e durante gli anni ‘30 frequentò l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Monza (ISIA). Tra il 1936 e il 1938 la vita di Nivola cambiò radicalmente. Prima di tutto perché venne assunto dalla nascente industria Olivetti presso l’ufficio grafico, nella quale divenne direttore artistico e poi perché sposò Ruth Guggenheim, conosciuta all’ISIA. A causa dell’introduzione delle Leggi razziali in Italia, nel 1939 Costantino e Ruth furono costretti a fuggire, prima a Parigi e successivamente negli Stati Uniti d’America. 

Fu proprio negli States, quelli del sogno americano, che Nivola riuscì a elaborare e dar vita a gran parte della sua più celebre opera. 

Dell’artista oranese possiamo apprezzare tante qualità artistiche, sia dal punto di vista pittorico che dal punto di vista grafico/pubblicitario per giungere agli aspetti scultorei, che hanno peraltro occupato gran parte della sua esistenza. I soggetti scultorei di Nivola sono madri, padri, uomini e donne dalle forme fluttuanti, sinuose, morbide e voluttuose – nel caso delle figure femminili -, spigolose, sconnesse, contrariate, chiuse e di sapore cubista quelle maschili. 

Ma la cosa che davvero colpisce di Costantino Nivola artista, e soprattutto del Nivola uomo, è la concezione umana della sua produzione tesa a un benessere e una integrazione dell’arte con la società. Con forme discrete e non invasive, Nivola si distingue e si allontana dalla figura dell’artista che si presenta con arroganza e che punta a una mera esternazione del proprio ego artistico. 

Dapprima possiamo sottolineare come le forme scultoree che vediamo nel Palazzo della Regione di Cagliari siano un omaggio alla civiltà, agli antenati della propria terra: ogni forma è simbolo nonché archetipo di quelle fattezze tipiche dell’arte preistorica. Ma sono anche omaggio a un popolo, a una terra che ha dovuto lasciare troppo presto e dalla quale non riuscì mai a staccarsi del tutto. 

Nei lavori di destinazione pubblica, di fatto, Nivola pensava, elaborava e realizzava un progetto che creasse sì stimolo ma che interagisse, senza mai contrastare, con l’architettura degli edifici e con l’architettura umana e sociale del luogo. Come nel caso della decorazione dei Morse and Ezra Stiles Colleges dell’Università di Yale (1960-61), progettati dall’architetto di origine finlandese Eero Saarinen. Altro caso, dove ancora oggi la popolazione si identifica in modo forte e incisivo su un intervento di Nivola, è la Piazza Sebastiano Satta a Nuoro (1966), che rappresenta realmente una felice integrazione tra scultura e ambiente. Vi consiglio di visitarla, sembra davvero che dalla superficie della piazza vengano fuori le sedute e quei monoliti granitici che danno una insolita armonia, portano in grembo piccole sculture bronzee per rendere omaggio a Sebastiano Satta. Tutto sapientemente architettato, realizzato da grandi e ruvide mani da manovale dallo stesso Nivola, compresa la quinta, formata da case dipinte di bianco. 

Ci si può ritrovare o meno nell’arte di Nivola ma il suo valore artistico è indiscutibile e il contributo nell’arte del ‘900 lo è altrettanto. Nivola, infatti, è uno dei pochi artisti che ha apportato una nuova tecnica artistica scultorea con il suo sand-casting, partita ufficialmente con il grande pannello realizzato per lo showroom Olivetti del 1953 a New York. 

Per chiudere, lasciando così un’ulteriore testimonianza di Nivola come uomo che ha creato unione e dato un valore pubblico e sociale alle sue opere, voglio raccontare di uno dei progetti mai realizzati e pensati per il suo paese di origine: Orani. Pergola Village, un progetto per riqualificare il paese dove il filo conduttore è il verde del pergolato con la vite, che idealmente unisce le pareti delle case dipinte tutte di bianco, con lo zoccolo di colore blu mare. «Lo spazio urbano, secondo i progetti di Nivola, avrebbe così acquisito i caratteri di intimità dell’ambiente domestico, creando un fondale propizio alla vita collettiva – spiegano dal Museo Nivola, dove sono raccolte le opere dell’artista e dove si può conoscere la vasta produzione artistica –. Soltanto la piazza principale doveva rimanere scoperta, enfatizzandone il tipico uso mediterraneo di grande stanza recintata della città». Il progetto fu pubblicato nella rivista americana Interiors nel 1953. Nell’autunno del 2018, il sindaco di Orani ha annunciato che il progetto sarà avviato per le vie del paese. Ancora una volta, quindi, un progetto di arte pubblica, per il popolo con una forte connotazione sociale che in qualche modo ha lasciato il segno e lo lascerà, nonostante Costantino Nivola abbia lasciato questa terra nel 1988. 


Isabella Atzeni e Valerio Deidda

Consigli di lettura: Memorie di Orani, Costantino Nivola.

Luoghi da visitare: palazzo della Regione di Cagliari, via Roma fronte porto; museo Costantino Nivola di Orani; Piazza Sebastiano Satta a Nuoro.