Un’idea di turismo

Negli ultimi anni si sente sempre più spesso parlare di turismo responsabile, turismo sostenibile, turismo delle esperienze. 

Tutti, ma proprio tutti, parlano o usano l’accezione caratterizzante per definirsi come tali senza davvero capirne il valore e il significato concettuale che sta alla base di questa definizione. Come guide di contastorie, sentiamo l’obbligo e il bisogno di fare una breve riflessione su queste forme di turismo, ormai diventate davvero di moda. 

Partiamo da qualche definizione. 

Turismo sostenibile: “un viaggio responsabile nelle aree naturali che preserva l’ambiente e migliora il benessere delle popolazioni locali”. Quindi un viaggio che predilige un viaggiatore, piuttosto che un turista, che ama divertirsi e non distruggere (con una forte connotazione verso l’ambiente).

Turismo responsabile: è il turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture. Il turismo responsabile riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto a essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio (quindi con una forte propensione al rispetto della comunità e dell’individuo senza impattare drasticamente sulla vita dello stesso). 

Turismo esperienziale: è una esperienza unica, autentica, basata sulle relazioni umane, che permette di immergersi nello stile di vita locale e in tutto ciò che ne costituisce l’identità e consiste nel vivere direttamente un’attività, che ne segna emotivamente il viaggio.

Dati questi tre concetti, vi sarà capitato in diverse occasioni di leggere di viaggi responsabili o sostenibili e di esperienze nel territorio, anche riservate ai cosiddetti locali o turisti di prossimità (come va di moda ora).  

Analizzando a fondo quanto offre attualmente il mercato, sembra davvero di trovare tanta confusione in chi si occupa di servizi al viaggiatore offrendo tipologie distorte che finiscono per disattendere le aspettative, o che semplicemente si traducono in un mero servizio di turismo culturale. Cosa che peraltro non è di certo indegna: anzi! Sembra infatti che anche il turismo culturale sia finito negli sgabuzzini più reconditi del turismo. Il turismo culturale, di fatto, è una delle grandi opportunità della Sardegna che sono state sprecate e fagocitate dalle pagine di teorie del turismo contemporaneo, finendo vittima, come in una piecé teatrale ben orchestrata, del turismo sostenibile, di quello responsabile e del turismo esperienziale. 

E allora, ben venga un ritorno alle origini dove la cultura era la risorsa principale e la motivazione principe del viaggio. Mentre andrebbero riviste le situazioni specifiche del turismo sostenibile e responsabile (tra le quali è presente una sottile differenza) che dovrebbe avere, come per definizione, delle ricadute positive sia nella comunità locale ospitante che nel paesaggio occupato. 

A questo proposito, una buona prassi è quella di partire dalla definizione a monte di questi concetti e cioè dall’impatto che il viaggiatore deve avere sulla comunità. La comunità, dal latino communitas, ha come significato “che compie il suo incarico insieme con altri”. 

Un significato davvero interessante, se letto e analizzato in chiave turistica. Quindi è possibile definire una comunità come un insieme di persone unite tra loro da vincoli di appartenenza, da uno o più fattori e geograficamente identificata. Una rete organizzata di relazioni sociali che perseguono una logica comune. In questo senso, la chiave del turismo per una nuova idea di sviluppo che riparta dalla sua origine, è quella di partire proprio dalle comunità. Un turismo di comunità, quindi, che pensa in modo sostenibile verso l’ambiente che è frequentato dalla popolazione residente; responsabile nei confronti dei singoli individui che rappresentano la collettività e ai quali ci si rivolge. 

Tutto ciò perché nel 2020, se realmente vogliamo vivere un’esperienza di viaggio, questi concetti fin qui espressi sono quasi del tutto imprescindibili. Le comunità che accolgono sono, in generale, la forma più autentica di turismo che possa esistere; una comunità che accoglie, accetta e condivide sé stessa e i propri valori con il viaggiatore è la forma più esperienziale, sostenibile e responsabile che possa esistere. 

Ciò non toglie che possano esistere forme più o meno accettate di turismo esperienziale, sostenibile o responsabile al di fuori di quello che coinvolge una comunità. 

Secondo voi, è sostenibile un tour che prevede un pranzo in mezzo ai monti con piatti di plastica in un luogo dalle dubbie condizioni igieniche, con prodotti di dubbia provenienza? 

Pensate che un tour con visita in una chiesa campestre seguita con una degustazione in una cantina industriale possa essere classificato come tour esperienziale? 

Forse è il momento di cominciare anche ad approcciarci alla scelta delle proposte che ci circondano in modo consapevole. 

Una visita in una cantina con una produzione industriale possiamo definirla visita in cantina con degustazione, mentre una visita in una piccola azienda vinicola dove entriamo in contatto con il produttore – che magari ci racconta il suo lavoro – e poi ci intratteniamo con una bella degustazione di vino, beh! qui le emozioni, a prescindere dal calice di vino di troppo, sono decisamente tante: potremmo definirla una visita esperienziale. 

Lo stesso discorso vale per i tanti corsi di pasta fresca o del pane, troppo spesso venduti come esperienze:  se ne trovano a decine e qui non si vuole discuterne la qualità. Ma il viaggiatore che sceglie l’esperienza, non lo fa solo per imparare a fare la pasta fresca o il pane, altrimenti sceglierebbe il corso di cucina. Cerca il tempo necessario per creare una relazione umana, a prescindere dal risultato finale. Ricerca quindi l’autenticità del rapporto umano tra persone, che condividono il loro tempo e danno valore alle azioni attraverso antichi gesti come quello del pane o della pasta fresca. E allora, per una nuova idea di turismo (e quindi di viaggio) il consiglio che lasciamo è quello di informarci per non cadere nelle facili trappole delle mille proposte che si trovano in giro e diventare sempre più consapevoli di cosa scegliamo. 

Valerio Deidda